Autore: Lorenzo

  • Chi è Bryan Johnson: il simpatico miliardario che punta all’immortalità

    Chi è Bryan Johnson: il simpatico miliardario che punta all’immortalità

    Chiamiamolo biohacking, o ricerca dell’immortalità, o come il protagonista di questo approfondimento l’ha ribattezzato, un programma che predica il motto “Don’t die” — non morire, non invecchiare, non cedere al tempo. Bryan Johnson è uno di quei personaggi che negli ultimi anni si sono focalizzati sul sogno di estendere la vita umana ben oltre i suoi limiti biologici naturali, trasformando questo sogno in un progetto scientifico a tutti gli effetti, finanziato e documentato in modo ossessivo.

    Non è il solo, certo. I più famosi tra i “cacciatori di longevità” sono forse Jeff Bezos, fondatore di Amazon, che ha finanziato diverse aziende con obiettivi simili e che oggi, complice uno stile di vita radicalmente trasformato, appare visibilmente più giovane e in forma rispetto agli anni in cui guidava il suo impero dell’e-commerce — quando lo stress da CEO sembrava averlo ridotto a un nerd pallido e provato. C’è anche Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, da anni interessato alle frontiere della medicina rigenerativa. E poi decine di altri miliardari della Silicon Valley convinti di poter mutare il ciclo della vita.

    Decine e decine di integratori al giorno, programmi di allenamento degni di un atleta professionista, routine rigidissime riguardo agli orari dei pasti e — soprattutto — alla qualità e durata del sonno. Questi, più che farmaci sperimentali o cure d’avanguardia, sono gli ingredienti principali del suo programma “Live Forever”. E bisogna dargliene atto: lui non propone un prolungamento della vita a qualunque costo, non si accontenta di aggiungere anni vissuti male. Il suo obiettivo è il ringiovanimento biologico — abbassare l’età misurata dal corpo, non dal calendario — e a questo fine misura costantemente parametri fisiologici che spronano anche il suo pubblico a monitorare, con semplici test di resistenza muscolare, forza, frequenza cardiaca e molto altro.Ma come ci è arrivato? E cosa lo ha spinto a fare di sé stesso un esperimento?

    1. La vita precedente da imprenditore
    2. L’impegnativa routine di chi cerca l’immortalità
    3. L’età biologica vs età anagrafica: ecco come puoi misurarla
    4. Ma è un esempio da seguire o no?
    5. Che cosa possiamo trarre dal suo esperimento?

    La vita precedente da imprenditore

    Bryan Johnson non nasce ricco. La sua è una classica storia americana da founder di startup, con tutti gli ingredienti del genere: un’idea nata dal basso, anni di sacrifici, e infine un’uscita milionaria che cambia tutto — o quasi.

    Prima di diventare il volto globale del biohacking, Johnson aveva fondato Braintree, una società specializzata in soluzioni di pagamento digitale per le imprese, lanciata nel 2007. Braintree si distingueva per la semplicità di integrazione per i merchant e per l’esperienza utente fluida — caratteristiche che negli anni successivi l’avrebbero resa molto attraente per i grandi player del settore fintech. Nel 2013, dopo aver acquisito anche Venmo (l’app di pagamento peer-to-peer già in forte crescita), Braintree fu acquisita da PayPal per 800 milioni di dollari. Un’uscita di quelle che nel gergo delle startup si chiama exit — e che trasformò Bryan Johnson in un plurimiliardario a quarant’anni non ancora compiuti.

    Eppure, paradossalmente, era fisicamente e psicologicamente a pezzi. Negli anni di costruzione di Braintree, Johnson aveva accumulato uno stress enorme: dormiva male, si alimentava peggio, aveva messo su peso e il suo aspetto fisico rifletteva gli eccessi di chi sacrifica tutto — corpo incluso — sull’altare del successo imprenditoriale. In alcune interviste ha raccontato di aver sofferto di depressione e di aver vissuto anni in cui si sentiva intrappolato in un loop di decisioni disfunzionali, incapace di prendersi cura di sé nonostante le risorse per farlo non mancassero.

    Bryan Johnson nel 2015. Fonte: Wikipedia

    L’impegnativa routine di chi cerca l’immortalità

    Bryan Johnson lo mostra bene in più video: la sua giornata-tipo non somiglia minimamente a quella del comune mortale. E non è una questione di pigrizia o di mancanza di disciplina da parte nostra — è che il suo programma richiederebbe letteralmente una vita organizzata attorno a sé stesso, senza spazio per quasi nient’altro.

    La sveglia suona prestissimo, intorno alle 5 del mattino. Già nei primi minuti della giornata scatta una serie di rituali precisi: esposizione a una lampada che simula la luce solare per regolare il ritmo circadiano, utilizzo di un casco a luce rossa a bassa intensità applicato al cuoio capelluto — una tecnologia di fotobiomodulazione che secondo alcuni studi preliminari potrebbe stimolare la rigenerazione cellulare. Poi arriva il momento più iconico della sua routine: le pillole. Non una o due, come potrebbe fare chiunque con un comune integratore di vitamina D. Bryan Johnson assume mediamente oltre cento compresse al giorno, tra cui vitamina C, D3, K2, magnesio, licopene, berberina, metformina (farmaco antidiabetico usato off-label per i suoi possibili effetti anti-aging), rapamicina e molti altri. Un cocktail farmacologico e integrativo che lui e il suo team medico hanno calibrato nel tempo sulla base di analisi del sangue frequentissime e di biomarcatori monitorati quasi in tempo reale.

    Uno dei video dove Bryan Johnson fa vedere la sua routine quotidiana.

    La colazione è un pasto liquido e precisamente bilanciato — spesso un mix di verdure, noci, semi e integratori — e i suoi pasti nel corso della giornata sono costruiti attorno a un apporto calorico di circa 2.000 kilocalorie giornaliere, con una forte prevalenza di alimenti vegetali. Broccoli, cavolfiore, noci, olio extravergine di oliva, cioccolato fondente ad alta percentuale di cacao, frutti di bosco: sono questi i protagonisti ricorrenti della sua dieta. Niente (o pochissimo) alcol, niente zuccheri raffinati, niente cibo processato. E soprattutto: niente cibo dopo una certa ora. Johnson segue un regime di digiuno intermittente che prevede l’assunzione di tutto il cibo entro una finestra temporale ristretta nella prima metà della giornata, in modo da lasciare al corpo ore sufficienti di digiuno notturno — che lui considera uno degli strumenti più potenti per la rigenerazione cellulare.

    L’attività fisica occupa una parte consistente della sua mattina: circa un’ora di esercizio al giorno tra allenamento con i pesi, lavoro cardiovascolare e flessibilità. Non è il tipo da sessioni estenuanti ed eroiche — il suo approccio è metodico, progressivo, basato sui dati. Frequenza cardiaca, variabilità del battito, forza muscolare, VO2 max: ogni parametro viene registrato e ottimizzato nel tempo.

    Ma c’è un aspetto della sua routine che lui stesso considera centrale, forse più di ogni altro: il sonno. E qui Johnson diventa davvero ossessivo — nel senso migliore del termine, perché almeno in questo la scienza medica gli dà ampiamente ragione. Il sonno di qualità è uno dei pilastri più solidi della salute metabolica, cognitiva e immunitaria, e la letteratura scientifica degli ultimi anni è pressoché unanime su questo punto. Johnson lo sa bene, e costruisce l’intera seconda metà della sua giornata in funzione del riposo notturno.

    Niente schermi nelle ore serali, illuminazione soffusa e orientata verso le lunghezze d’onda del rosso per non sopprimere la produzione di melatonina, niente liquidi oltre una certa ora del pomeriggio per evitare risvegli notturni causati dalla vescica, temperatura della stanza mantenuta bassa, eventualmente una breve passeggiata o lettura di qualche pagina di un libro per scaricare la tensione accumulata. Johnson va a letto ogni sera attorno alle 20:30-21:00, e si vanta spesso — dati alla mano, tracciati con dispositivi di monitoraggio del sonno — di raggiungere notti di sonno profondo e ininterrotto da record.

    È un messaggio che, al di là degli eccessi del personaggio, vale la pena ascoltare: non abbiamo ancora farmaci o terapie capaci di rallentare davvero l’invecchiamento in modo significativo e sicuro. Quello che possiamo fare, adesso, è ottimizzare lo stile di vita. E dormire bene — cosa di cui la stragrande maggioranza della popolazione occidentale è cronicamente privata — è uno dei gesti più potenti e gratuiti che possiamo compiere per la nostra salute.

    L’età biologica vs età anagrafica: ecco come puoi misurarla

    Uno degli aspetti più interessanti — e accessibili — del progetto di Bryan Johnson è la sua enfasi sulla distinzione tra età anagrafica ed età biologica. La prima è quella che sta scritta sul passaporto: il numero di anni trascorsi dalla nascita. La seconda è una stima dello stato funzionale del nostro organismo — quanto effettivamente “vecchio” sia il nostro corpo rispetto ai parametri fisiologici attesi per la nostra fascia d’età.

    Johnson afferma di avere un’età biologica corrispondente a quella di un diciottenne — un’affermazione ambiziosa che lui sostiene con misurazioni periodiche di biomarcatori come la lunghezza dei telomeri, la metilazione del DNA (uno dei metodi più affidabili oggi disponibili per stimare l’età biologica, noto come orologio epigenetico), la densità ossea, la composizione corporea e decine di altri indicatori. Naturalmente, avere un team medico dedicato e risorse pressoché illimitate aiuta non poco in questo.

    Ma la parte interessante — quella che riguarda anche noi — è che Johnson propone anche test casalinghi, semplici ed economici, per stimare la propria età biologica senza bisogno di laboratori. L’idea di base è semplice: esistono tabelle di riferimento, prodotte da studi in ambito delle scienze motorie e della medicina dello sport, che indicano quali prestazioni fisiche ci si aspetta da individui sani in diverse fasce d’età. Se a quarant’anni non riesci a fare il numero di flessioni che la tabella indica come standard per un quarantenne in buona salute, probabilmente il tuo corpo è più “vecchio” di quanto dica il calendario. E viceversa.

    I parametri che Bryan utilizza più spesso nei suoi video includono: la forza della presa (misurata con un dinamometro), la capacità di fare flessioni (push-up test), la velocità di camminata (predittore sorprendentemente robusto di longevità secondo diversi studi epidemiologici), il test della sedia (sedersi e alzarsi dal pavimento senza l’aiuto delle mani — difficoltà crescente con l’età e forte correlatore di mortalità cardiovascolare, secondo una ricerca pubblicata sul European Journal of Preventive Cardiology), e la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), misurabile anche con molti smartwatch moderni.

    Ecco come fare il test per l’età biologica a casa, gli esercizi suggeriti da Bryan Johnson.

    Perché tutto questo? Perché il muscolo, in particolare, è sempre più riconosciuto dalla medicina moderna non semplicemente come tessuto locomotore ma come vero e proprio organo metabolico — capace di secernere molecole chiamate miochine che influenzano positivamente il sistema immunitario, la regolazione glicemica, la salute cerebrale e molto altro. Mantenere e possibilmente aumentare la massa muscolare, specialmente dopo i trent’anni quando il declino fisiologico inizia a farsi sentire, è uno degli strumenti più efficaci per contrastare la sarcopenia — la perdita progressiva di massa e forza muscolare associata all’invecchiamento — e per mantenere il metabolismo efficiente nel tempo.

    Quindi, se salire un piano di scale ti lascia già con il fiato corto, o se le flessioni sono un ricordo lontano della palestra del liceo, non è il momento di scoraggiarsi — è il momento di cominciare. E in questo, Bryan Johnson, con tutta la sua eccentricità, offre in realtà un punto di partenza concreto e misurabile.

    Ma è un esempio da seguire o no?

    Bryan Johnson ha, bisogna riconoscerlo, una qualità comunicativa non comune tra i miliardari visionari: non si prende troppo sul serio. Nei suoi video c’è spesso ironia, autoironia persino, e una consapevolezza dichiarata che il suo è un caso estremo, un esperimento ai limiti delle possibilità umane e finanziarie, non un modello replicabile dalla persona media. È un comunicatore capace, simpatico, e questo lo rende più digeribile rispetto ad altri profeti del transumanesimo che parlano dall’alto di una cattedra tecnologica.

    Ma il suo programma è davvero qualcosa da seguire? La risposta onesta è: no, almeno non nella sua forma integrale.

    Il primo e più ovvio ostacolo è economico. Il progetto Blueprint di Johnson costa, secondo stime pubbliche, circa 2 milioni di dollari all’anno. Include un team di oltre trenta professionisti — medici, nutrizionisti, fisioterapisti, ricercatori, specialisti in medicina del sonno — che lo monitorano quasi quotidianamente, analisi del sangue frequentissime, dispositivi di monitoraggio avanzati, trattamenti sperimentali come la terapia iperbarica (che prevede sessioni in camere pressurizzate con ossigeno puro, utilizzate inizialmente in medicina per accelerare la guarigione delle ferite e oggi esplorate in chiave anti-aging) e molto altro. È, a tutti gli effetti, uno stile di vita che richiede un’azienda dedicata per essere sostenuto.

    Ma anche mettendo da parte i costi, il problema più rilevante è quello del carico sul piano della vita quotidiana. Il programma di Johnson è talmente vincolante — negli orari, nella dieta, nell’allenamento, nelle abitudini serali — da essere incompatibile con quella che la maggior parte di noi chiamerebbe una vita normale. Niente cene fuori oltre una certa ora, niente aperitivi, niente week-end fuori programma. La vita sociale, inevitabilmente, ne risente. E uno stile di vita che genera isolamento e rigidità estrema non è, per definizione, uno stile di vita sano nella sua accezione più completa — quella che include anche le relazioni, il piacere, la spontaneità.

    Ci sono poi interrogativi clinici legittimi che la comunità medica non ha ancora risolto. Assumere oltre cento compresse al giorno significa introdurre nell’organismo anche grandi quantità di eccipienti, leganti e sostanze di carica che normalmente non fanno parte di una dieta equilibrata. L’interazione tra molecole diverse in dosi così elevate è difficile da prevedere e ancora poco studiata. E l’uso di farmaci come la metformina o la rapamicina in persone sane — al di fuori cioè dei contesti clinici per cui sono stati approvati — è una pratica controversa: alcuni ricercatori la considerano promettente, altri avvertono che alterare pathway metabolici fondamentali in organismi che non ne hanno bisogno potrebbe avere effetti collaterali imprevisti nel lungo periodo.

    Johnson stesso, in fondo, è il primo a dirlo: lui è un esperimento, non una prova. I risultati definitivi, se mai arriveranno, richiederanno anni o decenni di follow-up.

    Che cosa possiamo trarre dal suo esperimento?

    Detto tutto questo, sarebbe sbagliato liquidare Bryan Johnson come una semplice curiosità mediatica o un miliardario eccentrico con troppo tempo libero. C’è qualcosa di genuinamente utile nel suo progetto, a patto di saperlo filtrare.

    Il primo merito è quello di essere un promotore di stili di vita più sani in un’epoca in cui il messaggio opposto — sedentarietà, cibo ultra-processato, sonno sacrificato alla produttività — è ovunque e viene amplificato da miliardi di euro di marketing. Johnson non vende farmaci miracolosi né cure sperimentali accessibili solo a pochi. Nei suoi contenuti social spinge le persone a mangiare più vegetali, a fare movimento quotidiano, a staccarsi dagli schermi la sera, a dormire le ore giuste. Sono messaggi semplici, gratuiti, scientificamente solidi — e il fatto che a veicolarli sia una persona giovane, in forma e visibilmente energica li rende forse più convincenti di quanto potrebbe fare un’altra campagna istituzionale sulla salute pubblica.

    Bryan Johson mentre introduce il video dove spiega il test che puoi fare a casa per misurare età biologica
    Bryan Johnson trasmette in fondo un messaggio positivo: possiamo fare molto per la nostra longevità seguendo uno stile di vita sano.

    Il secondo merito è più sottile ma forse più importante: Johnson dimostra con la propria esperienza che non esistono scorciatoie. Con tutto il denaro del mondo a disposizione, il suo programma di ringiovanimento non si basa su farmaci segreti o terapie cellulari d’avanguardia — si basa su sonno, alimentazione, esercizio fisico e riduzione dello stress. Esattamente le stesse cose che la medicina preventiva raccomanda da decenni a chiunque, a costo zero. Questo è un messaggio importante, perché ci dice che l’autonomia sulla propria salute è molto più grande di quanto siamo abituati a pensare, e che aspettare una pillola magica è, con ogni probabilità, la peggiore strategia possibile.

    Il terzo elemento che vale la pena trattenere dal suo progetto è la sua visione della qualità della longevità. Johnson non è interessato a vivere cent’anni in un letto di ospedale. Il suo obiettivo dichiarato è rimanere forte, cognitivamente lucido, fisicamente capace il più a lungo possibile — e poi, si potrebbe dire, spegnersi come una candela piuttosto che consumarsi come una brace. È un cambio di paradigma rispetto al modo in cui siamo abituati a pensare alla vecchiaia: non un lungo declino da gestire, ma una lunga fase di vita in piena forma da conquistare attivamente, giorno per giorno.

    È questo, forse, il contributo più duraturo di Bryan Johnson al dibattito sulla salute e sull’invecchiamento: non le pillole, non il casco a luce rossa, non i milioni spesi in analisi del sangue. Ma l’idea — concreta, misurabile, quotidiana — che invecchiare bene sia qualcosa che si costruisce.

  • I libri leggendari di Medicina, Biologia e Chimica

    I libri leggendari di Medicina, Biologia e Chimica

    I manuali universitari più famosi delle facoltà scientifiche, quelli che da decenni accompagnano studenti di Medicina, Biologia, Farmacia e Chimica nei primi anni di studio e che tutti gli studenti chiamano per nome.

    Se stai frequentando o vuoi iscriverti a un corso di laurea STEM, forse lo sai già: ci sono libri che non chiamerai con il loro titolo completo, ma evocherai direttamente col nome del loro autore o curatore.

    Sì, perché quando il peso di un tomo di mille o più pagine non è soltanto letterale, ma diventa anche un riferimento intellettuale imprescindibile per una disciplina, ecco che l’opera di raccolta di un sapere così complesso diventa quasi leggendaria. 

    Normale allora trattarli come compagni di studio, quasi come fratelli maggiori.

    Parliamo soprattutto dei grandi manuali universitari delle facoltà scientifiche: Medicina, Biologia, Farmacia, Chimica e, più in generale, dei corsi dell’area STEM. Per esempio, raramente uno studente del primo anno di Medicina si riferirà al “Trattato di anatomia umana”: dirà semplicemente “l’Anastasi”. È il segno tangibile dell’autorevolezza che quel libro ha conquistato nel tempo.

    Una curiosità linguistica: siamo di fronte all’uso tipico di figure retoriche. In particolare, l’antonomasia (uso di un nome proprio per indicare un’opera, una categoria o una realtà più ampia), e in parte c’è anche un fenomeno di eponimia (quando qualcosa viene designato con il nome del suo autore). 

    Non va dimenticato, tuttavia, che si tratta spesso di opere collettive: dietro quel nome c’è quasi sempre un folto gruppo di co-autori, ricercatori, docenti, e infatti spesso è riportato in copertina un elenco più o meno lungo di co-autori. L’eponimo con cui identifichiamo questi manuali rappresenta di solito il promotore iniziale o il principale coordinatore di un imponente lavoro di sintesi di una disciplina.

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    I grandi classici di Anatomia

    Il padre di tutti i manuali di anatomia. Nato nell’Ottocento, continuamente aggiornato, è il riferimento mondiale per lo studio della struttura del corpo umano.
    Non tutti gli studenti lo usano integralmente per preparare un esame, ma resta il simbolo stesso dell’anatomia scientifica.

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    Prima della serie TV. C’è un dettaglio curioso che spesso sorprende chi non frequenta le facoltà scientifiche: Gray’s Anatomy non è nato come titolo televisivo.

    Il gioco di parole è raffinato: “Gray” (il cognome dell’anatomista) diventa “Grey” (quello della protagonista). Ma prima del prime time, prima degli schermi, c’era un volume monumentale che ha formato generazioni di medici.


    Anastasi – Trattato di Anatomia Umana

    Per molti studenti italiani di Medicina, “l’Anastasi” è l’anatomia.
    Opera monumentale, adottata in numerosi atenei, è uno dei testi più citati nei primi anni del corso di laurea. Completo, sistematico e ricco di illustrazioni e descrizioni molto efficaci.

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    Anch’esso è divenuto ormai qualcosa di più che l’impresa di un solo autore: è un’opera di coordinamento scientifico, risultato di una tradizione accademica strutturata.

    L’anatomia in Italia ha del resto radici profonde (basti pensare alla scuola di Padova e a Vesalio nel Rinascimento), e l’Anastasi si inserisce in quella lunga linea di trattati sistematici.


    Netter – Atlante di Anatomia Umana

    “Le tavole di F.H. Netter, il più famoso dei disegnatori anatomici del XX secolo, sono state e continuano a essere un punto di riferimento per tutti gli studenti e i medici.” Inizia così la descrizione di quest’opera di anatomia.

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    Gli atlanti anatomici sono libri specializzati che mostrano il corpo attraverso disegni e tavole illustrate, piuttosto che spiegazioni testuali. Mentre un manuale come l’Anastasi o il Gray ti spiega che cosa è una struttura e come funziona, un atlante ti mostra come è fatto quel corpo a livello visivo, con dettagli di ossa, muscoli, nervi, organi e vasi in ogni regione del corpo.


    Biologia cellulare e molecolare

    Alberts – Biologia molecolare della cellula

    “L’Alberts” è il libro con cui capisci che la biologia è molto più profonda e affascinante di come ti è stata proposta al liceo. Questo libro, tra l’altro, è molto utile per superare gli esami del semestre aperto (in particolare per preparare Biologia) per l’ammissione a Medicina.

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    Ottimo come dicevo per i test o esami di ammissione dell’area medico-biologica, viene adottato anche tra i manuali consigliati per i corsi di Biologia o per i corsi del secondo semestre, come Biologia molecolare e biochimica (in quei contesti non è l’unico riferimento ovviamente, ma è un complemento alla parte di biochimica, che viene trattata su manuali specifici).

    Esiste anche una versione “ridotta”, nota come L’essenziale di biologia molecolare della cellula, di Bruce Alberts. Valutate le vostre esigenze. Di solito è preferibile avere la versione integrale.


    Lehninger – Principi di Biochimica

    Il “Lehninger” è la biochimica.
    Metabolismo, enzimi, strutture proteiche: tutto passa da qui. È uno dei manuali più adottati nei primi anni di Medicina, Biologia e Farmacia.

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    Lehninger fu uno dei pionieri nello studio dei mitocondri e del metabolismo cellulare: il suo obiettivo era rendere la biochimica una disciplina comprensibile e organizzata.

    Le sue mappe metaboliche — glicolisi, ciclo di Krebs, catena di trasporto degli elettroni, biosintesi degli amminoacidi, per citarne soltanto alcune — sono vere e proprie cartografie della vita. Intricate, fitte di frecce, sigle, enzimi, ma allo stesso tempo dotate di una logica quasi architettonica.


    Karp – Biologia cellulare e molecolare

    Alternativa molto diffusa all’Alberts in diversi atenei italiani.
    Più discorsivo in alcuni capitoli, ma altrettanto solido nella trattazione scientifica.

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    Scritto originariamente da Gerald Karp, nasce con un’impostazione fortemente didattica: capitoli strutturati in modo progressivo, spiegazioni chiare, numerose figure esplicative e collegamenti continui tra struttura e funzione.

    Chimica e Chimica Organica

    Solomons – Chimica Organica

    Per gli studenti di Chimica, Farmacia e Medicina, “il Solomon” (in realtà Solomons) è il rito di passaggio della chimica organica.
    Strutture, reazioni, meccanismi: un manuale che richiede metodo, ma restituisce solide basi.

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    La sua forza sta nell’equilibrio tra teoria e meccanismi di reazione: non solo formule, ma logica delle trasformazioni. All’inizio può sembrare un linguaggio nuovo fatto di frecce curve e interazioni elettroniche; poi, capitolo dopo capitolo, si scopre che dietro quelle strutture c’è una coerenza quasi matematica. Ed è lì che l’organica smette di essere temuta e diventa comprensibile.

  • Molarità e soluzioni diluite: una guida semplice

    Molarità e soluzioni diluite: una guida semplice

    Ciao a tutti, benvenuti su FilosofoMed! Oggi, nella categoria dedicata alla Chimica, voglio parlarvi di un concetto fondamentale: la molarità. Niente paura, non è complicato come potrebbe sembrare! In questo articolo vi spiegherò cos’è la molarità e come si calcola passo per passo, per poi passare a un caso specifico: le soluzioni diluite. Questo riassunto iniziale ci servirà come base per introdurre la parte seguente, dove scopriremo una formula semplice per gestire le diluizioni. Alla fine, vedrete che la molarità non è tra le cose più difficili della chimica, e calcolare la molarità di una soluzione diluita è davvero alla portata di tutti.

    Cos’è la molarità e come si calcola?

    Partiamo dal significato. La molarità (indicata con M) o concentrazione molare è una misura della concentrazione di una soluzione: ci dice quante moli di soluto sono presenti in un litro di soluzione.

    Ma cosa sono le “moli”? Una mole è un’unità di misura che rappresenta una quantità standard di particelle (circa 6,02 × 10²³, il numero di Avogadro), ed è legata alla massa di una sostanza. La formula base per la molarità è:

    M = n (moli di soluto) / litri di soluzione

    Semplice, no? Ma per calcolarla, dobbiamo sapere due cose: n, che è il numero di moli del soluto e il volume della soluzione in litri. Il volume è facile (di solito è un dato degli esercizi), ma come troviamo le moli? È qui che entrano in gioco la massa molare (o peso molecolare) e la quantità in grammi del soluto.

    Calcolare le moli: massa molare e grammi

    Il numero di moli si ottiene con questa formula:

    n = massa del soluto (in grammi) / massa molare (in g/mol)

    • Massa del soluto: è la quantità di sostanza che hai pesato e sciolto nella soluzione, misurata in grammi con una bilancia.
    • Massa molare: è il “peso” di una mole di quella sostanza, espresso in grammi per mole (g/mol). Si calcola sommando i pesi atomici degli elementi che compongono la molecola, che trovi nella tavola periodica.

    Facciamo un esempio pratico con il cloruro di sodio (NaCl, il comune sale da cucina):

    • Il peso atomico del sodio (Na) è circa 23 g/mol, quello del cloro (Cl) è circa 35,5 g/mol.
    • Massa molare di NaCl = 23 + 35,5 = 58,5 g/mol.
    • Se pesi 5,85 grammi di NaCl, le moli sono:
      n = 5,85 g / 58,5 g/mol = 0,1 mol.

    Ora, supponiamo di sciogliere questi 5,85 g di NaCl in 1 litro di acqua. La molarità sarà:

    • M = 0,1 mol / 1 L = 0,1 M.

    Se invece il volume fosse 0,5 litri, allora:

    • M = 0,1 mol / 0,5 L = 0,2 M.

    Quindi, per calcolare la molarità, devi:

    1. Conoscere il peso del soluto in grammi.
    2. Conoscere la sua massa molare (eventualmente la ottieni sommando le masse dei vari elementi, se è una molecola. Trovi le masse atomiche nella tavola periodica).
    3. Calcolare le moli (n = grammi soluto / massa molare).
    4. Dividere le moli per il volume della soluzione in litri.

    Questo è il punto di partenza per capire la concentrazione iniziale di una soluzione. Ma cosa succede se la diluiamo? Passiamo alla parte successiva!

    Le soluzioni diluite e la formula magica: M₁V₁ = M₂V₂

    Immaginate di avere una tazza di caffè forte: se ci aggiungete dell’acqua, diventa meno concentrato. In chimica, diluire una soluzione significa aumentare il volume (aggiungendo solvente, di solito acqua), riducendo la concentrazione, ma lasciando invariata la quantità di soluto.

    Per calcolare la nuova molarità dopo una diluizione, usiamo questa formula:

    M₁V₁ = M₂V₂

    Dove:

    • M₁ è la molarità iniziale,
    • V₁ è il volume iniziale,
    • M₂ è la molarità finale,
    • V₂ è il volume finale.

    La logica è che le moli di soluto (M₁ × V₁) restano uguali prima e dopo la diluizione (M₂ × V₂).

    Proviamo infatti a ragionare: sappiamo che la molarità M è = n / Volume in Litri. Dunque la formula inversa per calcolare n è = M*V.

    Ma dato che il numero di moli non cambia quando andremo a diluire, avremo che anche il numero di moli n della concentrazione diluita sarà uguale alla molarità per il volume, anche se saranno molarità e volume in quel caso della concentrazione diluita.

    Un esempio pratico:

    Proviamo! Hai 50 mL di una soluzione di NaCl a 2 M (M₁ = 2 mol/L, V₁ = 0,05 L) e aggiungi acqua fino a 200 mL (V₂ = 0,2 L). Qual è la nuova molarità (M₂)?

    • M₁V₁ = M₂V₂
    • (2 M) × (0,05 L) = M₂ × (0,2 L)
    • 0,1 = M₂ × 0,2
    • M₂ = 0,1 / 0,2 = 0,5 M

    La concentrazione scende a 0,5 M, come previsto.

    Conclusione

    La molarità non è tra le cose più complicate della chimica! Calcolarla richiede solo di sapere quante moli di soluto hai (con grammi e massa molare) e il volume della soluzione. E per le diluizioni, la formula M₁V₁ = M₂V₂ rende tutto ancora più semplice. Spero che questa guida vi abbia aiutato a capire meglio questi concetti. La prossima volta che diluite un succo troppo forte, pensate alla chimica che c’è dietro!

    Fatemi sapere nei commenti se volete altri approfondimenti. Alla prossima su Filosofomed!


  • L’algoritmo di Euclide per il Massimo Comune Divisore (MCD)

    L’algoritmo di Euclide per il Massimo Comune Divisore (MCD)

    Nel post di oggi scopriremo insieme cos’è il Massimo Comune Divisore (MCD) e in particolare vedremo come calcolarlo in modo efficiente utilizzando l’algoritmo di Euclide. Approfondiremo anche la relazione tra il MCD e il Minimo Comune Multiplo (mcm), illustrando la formula che li lega. Inoltre, per gli amanti della programmazione, presenteremo un semplice codice in C++ che vi permetterà di calcolare il MCD in modo automatico.

    Indice:

    1. L’algoritmo di Euclide per calcolare il Massimo Comune Divisore (MCD)
    2. Che cos’è e a cosa serve il Massimo Comune Divisore?
    3. Perché usare l’algoritmo di Euclide?
    4. Il genio antico di Euclide
    5. Cos’è un algoritmo?
    6. Come funziona l’algoritmo di Euclide?
    7. La relazione tra MCD e mcm
    8. Codice C++ per calcolare il MCD con l’algoritmo di Euclide

    L’algoritmo di Euclide per calcolare il Massimo Comune Divisore (MCD)

    Ci sono “trucchi” matematici che permettono di velocizzare la risoluzione di un esercizio. Per chi li conosce, ciò può significare ad esempio liberarsi rapidamente di un problema durante un test. Dunque non si tratta di semplici curiosità, ma di vere e proprie tecniche che possono salvarci in diverse occasioni, utilissime e da tenere a mente.

    Uno di quegli espedienti frutto di ingegno matematico è l’algoritmo di Euclide, un metodo astuto per calcolare il Massimo Comune Divisore (MCD).

    Che cos’è e a cosa serve il Massimo Comune Divisore?

    Il Massimo Comune Divisore, o MCD, di due o più numeri, ad esempio di a e b, è – come dice il nome stesso – il più grande dei divisori comuni tra a e b.

    Prendiamo ad esempio a=48 e b=18. Come forse avrai già intuito facilmente (dato che i numeri sono piccoli e si “vede” facilmente quali possono essere i loro divisori), tra 48 e 18 il MCD è 6.

    Per rendere più “visibile” la funzione e dare un esempio d’uso pratico del Massimo Comune Divisore, immagina di avere due gruppi di oggetti da ripartire in modo da formare il massimo numero possibile di confezioni identiche. Inoltre, non deve rimaner escluso alcun oggetto (il massimo divisore comune divide ciascuno dei due gruppi dando resto zero).

    Immagina allora di avere 48 matite e 18 gomme. Le confezioni che otterrai conterranno ciascuna un certo numero di matite e alcune gomme. Ma quante sono le confezioni che puoi formare? Semplice, te lo dice l’MCD. Nel nostro caso, potremo formare 6 kit con ciascuno 8 matite e 3 gomme (48 / 6 = 8; 18 / 6 = 3).

    Perché usare l’algoritmo di Euclide?

    Solitamente, a scuola insegnano a trovare il MCD tra due numeri partendo dalla scomposizione in fattori primi (fattorizzazione) dei due numeri.

    Tuttavia, l’algoritmo di Euclide – una tecnica tanto antica ed elegante – offre una soluzione più veloce e meno laboriosa, soprattutto con numeri grandi, e permette di trovare il MCD in pochissimi passi.

    Il genio antico di Euclide

    L’argomento merita un brevissimo excursus. La matematica, infatti, che oggi si trova ovunque nell’informatica e in tantissime altre applicazioni, è una scienza che affonda le sue radici nei millenni passati. Ciò che mi affascina in particolare è come i pensatori di epoche remote siano riusciti a fondare la matematica praticamente senza strumenti, solo con il ragionamento, l’immaginazione, e al massimo riga e compasso.

    Uno dei geni più brillanti del passato è stato proprio Euclide, noto come il “padre della geometria”. Euclide visse ad Alessandria d’Egitto tra il IV e il III secolo a.C. Anche se i dettagli della sua vita rimangono avvolti nel mistero, è noto soprattutto per essere l’autore di una delle opere più influenti della storia della matematica: gli Elementi.

    Gli Elementi sono una raccolta di 13 libri. Quest’opera, che si prefiggeva di raccogliere in forma sistematica i principi della matematica e soprattutto della geometria, è stata il fondamento della matematica per i secoli seguenti. È un peccato che nelle scuole moderne si accenni poco o nulla a Euclide e non si dedichi il giusto spazio agli Elementi.

    Proprio negli Elementi (libro VII) troviamo, tra le tante altre cose, anche la formalizzazione dell’algoritmo per calcolare il MCD, che oggi chiamiamo appunto “di Euclide”.

    Cos’è un algoritmo?

    In breve, dato che ci accingiamo a parlare dell’“algoritmo” di Euclide, è opportuno ricordare brevemente che cos’è un algoritmo.

    In matematica e informatica, un algoritmo è una sequenza finita di istruzioni che, se eseguita correttamente, permette di risolvere un problema o di raggiungere un determinato risultato. Un po’ come una ricetta di cucina, l’algoritmo ti guida passo passo, indicandoti quali operazioni compiere e in quale ordine.

    Come funziona l’algoritmo di Euclide?

    Ecco come funziona l’algoritmo di Euclide.

    Prendiamo due numeri naturali di cui vogliamo calcolare il Massimo Comune Divisore. Mettiamoli in una tabella fatta di due colonne (le chiameremo per comodità colonna A e colonna B), che gradualmente andremo a riempire mano a mano che i passi dell’algoritmo si succedono.

    Nella prima cella della colonna A ci va il numero più grande dei due. Nella prima cella della colonna B ci va l’altro numero.

    Ad esempio, prendiamo 56 e 24. Vogliamo calcolare il MCD tra i due.

    Il prossimo passo, che sarà ripetuto ogni passo dell’algoritmo di Euclide, è composto di due passaggi:

    1) Nella colonna A, sotto il numero più “grande” tra i due, riportiamo il numero della colonna B, quindi 24 (freccia verde in figura).

    2) Facciamo la divisione tra 56 e 24, dopodiché scriviamo il resto della divisione nella colonna B (in questo caso 56:24 resto 8).

    Ci fermeremo solo quando avremo resto = 0. E leggendo ciò che sta nella cella a sinistra dello 0, cioè nella colonna A, scopriremo qual è il MCD.

    Continuiamo perciò riportando 8 sotto la colonna A, e facendo la divisione tra 24 e 8:

    Abbiamo ottenuto resto zero! Allora il MCD è 8.

    La relazione tra MCD e mcm

    Una delle proprietà più eleganti della teoria dei numeri è la relazione che lega il Massimo Comune Divisore (MCD) e il Minimo Comune Multiplo (mcm) di due numeri interi positivi. (Ricordiamo brevemente che il minimo comune multiplo, abbreviato in mcm, è il più piccolo numero positivo che è multiplo di due (o più) numeri).

    Eccola: presi due numeri naturali a e b, il prodotto a*b è uguale al prodotto dei loro MCD con il loro mcm.

    MCD(a,b)*mcm(a,b)=a*b

    Da quella relazione è possibile ricavare le formule inverse per ottenere velocemente ciò che ci interessa:

    mcm(a,b)=\frac{a*b}{MCD(a,b)}

    MCD(a,b)=\frac{a*b}{mcm(a,b)}

    Codice C++ per calcolare il MCD con l’algoritmo di Euclide

    Il calcolo del Massimo Comune Divisore (MCD) con l’algoritmo di Euclide è particolarmente efficiente e facile da implementare in un programma, permettendo di calcolare il MCD in modo rapido anche per numeri grandi.

    Per chi si cimenta con il linguaggio di programmazione C++, ecco come scrivere un semplice programma in C++ che dati due numeri di input, a e b, restituisce come output il Massimo Comune Divisore tra i due:

    #include <iostream>
    using namespace std;
    
    // Funzione per calcolare il MCD con l'algoritmo di Euclide
    int mcd(int a, int b) {
        // Finché b non è zero, continua a trovare il resto
        while (b != 0) {
            int temp = b;
            b = a % b;  // Il resto della divisione tra a e b
            a = temp;   // Aggiorna a con il valore di b
        }
        return a;  // Quando b diventa zero, a contiene il MCD
    }
    
    int main() {
        int a, b;
    
        // Input da parte dell'utente
        cout << "Inserisci il primo numero (a): ";
        cin >> a;
        cout << "Inserisci il secondo numero (b): ";
        cin >> b;
    
        // Calcolo del MCD e output
        cout << "Il Massimo Comune Divisore di " << a << " e " << b << " è: " << mcd(a, b) << endl;
    
        return 0;
    }

    Come funziona:

    1. Algoritmo di Euclide: il programma esegue una serie di operazioni di divisione tra i due numeri, sostituendo di volta in volta il primo numero con il secondo e il secondo con il resto della divisione, fino a quando il secondo numero (b) diventa zero. Il valore finale di a è il MCD.
    2. Funzione mcd: prende come input due numeri interi, a e b, e continua a calcolare il resto della divisione tra a e b finché b non diventa zero.

    Esecuzione:

    Se, ad esempio, si inseriscono i numeri 48 e 60, l’output sarà:

    Il Massimo Comune Divisore di 48 e 60 è: 12

    Questo codice utilizza un ciclo while che ripete il calcolo del resto e aggiorna i numeri finché il resto non diventa zero, restituendo il valore di a come il MCD.

    Nella seguente immagine c’è il medesimo codice riportato sopra, per il calcolo dell’MCD con Euclide in cpp, reso un po’ più chiaro dall’uso dei colori nell’editor di Xcode, per identificare le varie funzioni e istruzioni:

    Schermata dall’ide Xcode, calcolo di MCD con Euclide.
  • Che cosa sono le grandezze unitarie

    Che cosa sono le grandezze unitarie

    Che cosa si intende quanto si parla di una “grandezza unitaria”? A volte ci si imbatte in termini che nessuno ci ha mai spiegato, che ci arrivano addosso senza nessun manuale di istruzioni che ci aiuti a venirne a capo.

    Niente paura, le grandezze unitarie non sono poi un grande mistero. In questo articolo esploreremo cosa si intende per grandezze unitarie, come vengono definite e quali sono gli esempi più comuni.

    Andiamo con ordine. Abbiamo innanzitutto a che fare con una grandezza fisica, cioè con una proprietà di un fenomeno, di un oggetto o qualunque altra sostanza, che può essere misurata.

    L’aggettivo “unitaria” andrà allora a specificare come viene misurata quella proprietà fisica. Vediamo la definizione di grandezza unitaria:

    Le grandezze unitarie sono tutte quelle grandezze definite attraverso il rapporto tra due altre grandezze.

    Fantastico! Allora, quando c’è un rapporto, o per dirla in altri termini, una frazione, dove sopra – al numeratore – c’è una grandezza, e sotto – al denominatore – c’è un’altra grandezza, ecco che abbiamo come risultato una grandezza unitaria.

    Grandezza unitaria = grandezza / grandezza

    Non solo, questa definizione ci dice anche quale unità di misura avrà la grandezza unitaria, molto semplicemente: come unità di misura ha infatti il rapporto tra l’unità di misura posta al numeratore e quella situata al denominatore.

    Alcuni esempi ci aiuteranno meglio ad apprezzare quanto sono diffuse le grandezze unitarie, che alla fin fine è solo un altro modo di classificare le grandezze fisiche.

    Quali sono le grandezze unitarie: alcuni esempi

    La velocità, per esempio, come è definita? Come la misura dello spazio percorso da un corpo diviso per il tempo impiegato a percorrerlo. Si tratta di un rapporto, di una frazione, tra spazio e tempo:

    v= s/t

    La velocità in pratica ci dice quanto spazio in metri viene percorso, in una unità di tempo (il secondo). La sua unità di misura è il metro al secondo (m/s).

    La velocità dunque ha tutte le caratteristiche che abbiamo detto sopra: è una grandezza unitaria.

    Anche la densità, un’altra ta le tante grandezze esprimibile come rapporto di altre grandezze, è una grandezza unitaria: è data infatti dal rapporto tra massa e volume, e per la precisione ci dice quanti kg di una sostanza sono contenuti in una unità di volume (1m^3 di volume):

    Densita'=Massa(kg)/Volume(m^3)

    Vogliamo prendere altri esempi di grandezze unitarie? Eccoli:

    Accelerazione: Rapporto tra variazione di velocità e tempo:

    Accelerazione=Variazione di velocita/Tempo

    L’accelerazione misura quanto velocemente cambia la velocità di un oggetto in un certo intervallo di tempo.

    Pressione: Rapporto tra forza esercitata e area su cui viene applicata:

    Pressione=Forza/Area

    La pressione rappresenta quanta forza viene applicata per unità di superficie.

    Molti altri esempi possono essere portati. Esercitatevi anche voi a individuare e scoprire quante grandezze unitarie circolano nel mondo fisico!

    Perché “unitarie”?

    Ci appare ora più chiaro che l’aggettivo “unitario” ha perciò senso in relazione a queste grandezze, perché esse ci danno l’informazione sulla quantità di una tale grandezza “x” che è contenuta nell’unità di un’altra grandezza “y”: per esempio in un secondo, in un kg, in un metro cubo, … e così via.

    Sono moltissime perciò le grandezze unitarie, e nel quotidiano ne incontriamo in continuazione. Pensiamo al prezzo dei beni di consumo, come la frutta e verdura, la carne il pesce e così via, che viene rappresentato come prezzo al kilogrammo: €/kg.

    Quando ci chiediamo infatti per esempio: quanto costa 1 kg di mele?, stiamo parlando di una grandezza unitaria, proprio perché ci dice quant’è il prezzo delle mele (grandezza al numeratore) per un kilogrammo (grandezza al denominatore), dunque per una unità di massa di mele, in questo caso.

  • Come memorizzare la tavola periodica

    Come memorizzare la tavola periodica

    Imparare la tavola periodica in poco tempo è possibile!

    In questo articolo vedremo un buon metodo che vi illustrerà come memorizzare la tavola periodica in modo infallibile. Conoscerlo vi aiuterà nel percorso scolastico, universitario e oltre: la tavola degli elementi, infatti, è uno strumento che dovrebbe facilitare la vita di tanti di studenti e professionisti della scienza, ed è bella da conoscere anche per semplice cultura personale. In sostanza, essa racconta la composizione del mondo in cui viviamo.

    copertine di alcuni dei più famosi libri adottati nelle facoltà scientifiche universitarie come Medicina Biologia Chimica Farmacia

    Diciamo subito che il metodo di studio secondo me più efficace per ricordare la tavola periodica si compone di tre parti. Le prime due dovrebbero essere strettamente collegate (mentre invece a scuola spesso ci si ferma, se va bene, soltanto alla prima). Eccole:

    1) prima parte: è lo studio della tavola periodica nelle sue proprietà fondamentali, quelle famose proprietà “periodiche” che le danno il nome, poiché si ripetono con periodicità. Inoltre, essa prevede la conoscenza della sua suddivisione in blocchi, gruppi, periodi, e così via.

    2) seconda parte – e qui comincia il bello! – : è la memorizzazione della tavola periodica mediante le tecniche di memoria, o mnemotecniche, che vedremo a breve in questo post. Questi metodi servono a rendere la tavola più “visibile”: la trasformano ai nostri occhi, rendendola molto più che un insieme di simboli, numeri e valori. Attraverso di essi la tavola parla, diventa immagini ben impresse nella nostra mente. Come accennavo poco fa, questa parte dovrebbe andare di pari passo con la prima: lo studio e le tecniche di memoria dovrebbero essere un tutt’uno. Quando si sperimenta la facilità di studiare in questo modo, non si torna più indietro!

    3) terza parte: è la ripetizione della tavola, per verificare quanto di essa ci ricordiamo. Ma attenzione: intendo un particolare modo di ripetere la tavola periodica che consiste in questo: nel provare a disegnarla! Cimentatevi con questa prova: davanti a un bel foglio bianco, muniti di matita (ed eventualmente anche di gomma e righello), costruite le caselle e riempitele con i simboli degli elementi. Vi accorgerete presto quant’è ciò che avete realmente memorizzato, e ciò che invece è ancora lacunoso.

    Se non vuoi disegnarla tu ma preferisci un modello già pronto per esercitarti, considera il mio modello stampabile della tavola periodica. Lo trovi qui –>

    Conosci la tua tavola

    Anche se non possedete una conoscenza approfondita della tavola periodica, o non sapete in dettaglio tutte le proprietà periodiche degli elementi, è sufficiente qui che ci ricordiamo a grandi linee come è fatta.

    Cominciamo sfruttando astutamente le suddivisioni che la tavola periodica già offre.
    Dovremo allora aver ben presente che la tavola è organizzata in blocchi, in periodi e in gruppi.
    Questa è la suddivisione macroscopica, cioè quella che si osserva guardandola come se fosse fatta di grossi “pezzi” o isole.

    In sintesi (non è qui il momento di entrare nel dettaglio dello studio della tavola, ma ricordiamo alcune nozioni di base):

    I blocchi sono le suddivisioni che corrispondono al progressivo riempimento degli orbitali atomici degli elementi. Quindi individuiamo 4 blocchi: s, p, d, f (poiché esistono gli orbitali atomici s, p, d, f). I blocchi s e p sono quelli dei cosiddetti “elementi tipici” o rappresentativi: comprendono, come vedremo, 8 gruppi. I blocchi d e f contengono invece rispettivamente gli elementi di transizione e di transizione interna.

    Suddivisione in blocchi (s, p, d, f) e gruppi (le “colonne” numerate da 1 a 18) della tavola periodica. I periodi sono invece le “righe” orizzontali, e sono 7. Fonte: Wikipedia.

    I periodi sono le “righe”: percorrendole da sinistra verso destra, in esse il numero atomico degli elementi aumenta progressivamente di 1 unità per “casella”. Ci sono 7 periodi (7 “righe”) nella tavola. Possiamo facilmente ricordare che i periodi corrispondono alle disposizioni orizzontali degli elementi se facciamo questa associazione mentale: il “periodo” nella grammatica italiana significa “frase” (ricordate l’analisi del periodo, a scuola…), e le frasi si scrivono sulle righe dei fogli. Dunque: Periodi=righe. Semplice!

    I gruppi sono le “colonne”, ossia è il modo di leggere la tavola periodica in verticale, con gli elementi impilati uno sull’altro. Così come i gruppi umani sono costituiti da persone che hanno delle somiglianze tra loro (di carattere, di gusti ecc…), anche i gruppi della tavola sono insiemi di elementi che presentano caratteristiche chimiche simili. I gruppi della tavola sono 18.

    La numerazione dei gruppi

    In base al sistema di denominazione internazionale, i gruppi sono indicati con i numeri da 1 a 18, partendo dalla colonna più a sinistra (i metalli alcalini) e andando verso la colonna più a destra (i gas nobili). Questa è la convenzione stabilita nel 1990 dalla IUPAC (Unione internazionale di chimica pura e applicata).

    Oltre a questa convenzione, ne esistono altre due precedenti, una adottata precedentemente sempre dalla IUPAC, e un’altra della Chemical Abstracts Service. Entrambe queste altre due sistemazioni dei gruppi facevano uso di numeri romani e di lettere, e differivano leggermente (per es. la numerazione CAS usava la lettera A per i gruppi principali (IA, IIA, ecc.) e la lettera B per quelli dei metalli di transizione (IB, IIB, ecc.)). Oggi talvolta si trovano ancora su alcune tavole, in sovrimpressione alla nuova numerazione del 1990, oppure come numerazione univoca se il testo è un po’ datato.

    Abbiamo detto dunque che i gruppi sono 18 ma sono soltanto 8 i gruppi considerati principali. Questi, per semplificare, sono costituiti dalle prime due “colonne” da sinistra, più le ultime sei “colonne” a destra. Con la numerazione internazionale, gli 8 gruppi principali corrispondono ai gruppi numerati con: 1, 2, 13, 14, 15, 16, 17 e 18 (c’è infatti un “salto” costituito dal blocco d degli elementi di transizione, costituito dai gruppi 3-12).

    Qui sono evidenziati in rosso gli 8 gruppi principali della tavola periodica, che hanno numerazione secondo lo standard internazionale: 1, 2, 13, 14, 15, 16, 17, 18. Fonte: IUPAC, modificato.
    copertine di alcuni dei più famosi libri adottati nelle facoltà scientifiche universitarie come Medicina Biologia Chimica Farmacia

    Tecniche di memoria per ricordare la tavola periodica – i gruppi principali

    Prenderemo in considerazione gli 8 gruppi principali.

    Solo successivamente vedremo come ricordare anche il blocco centrale dei metalli di transizione, anche se questi ultimi hanno un’importanza minore per gli studenti delle scuole e per chi prepara i test di ammissione.

    Vedremo che le tecniche funzionano così: si tratta di costruire per ciascun gruppo delle mini frasi, che sono delle storielle o situazioni parecchio stravaganti: in quelle frasi, le parole scelte hanno un legame con la tavola. Infatti le iniziali di ciascuna parola corrispondono (all’incirca) ai simboli degli elementi di ciascun gruppo.

    Chiamerò quelle frasi anche “frasi mnemoniche” o “mnemo-frasi”.

    Può darsi anche che riusciamo a costruire delle storie che collegano tra loro alcuni dei gruppi, specialmente se vicini tra loro. Questo aiuterà ancora di più a ricordare.

    È tutto molto più semplice da capire con degli esempi. Eccoli:

    Gruppo 1. Elementi: H, Li, Na, K, Rb, Cs, Fr

    Il primo gruppo è quello dei metalli alcalini, più l’idrogeno (anche se non è un metallo alcalino, infatti, l’idrogeno fa parte di questo gruppo ed è situato in cima all’estremità superiore sinistra dalla tavola periodica, con simbolo H e numero atomico 1).

    Una delle frasi mnemoniche forse più nota tra gli studenti per ricordare il primo gruppo è questa (ne esistono comunque numerose varianti):

    Ho
    Liberi
    Nani
    Ke
    Rubano
    Cestini (di)
    Frutta

    Chissà chi è stato il primo a proporla, sarebbe curioso scoprirlo… Non male comunque, no? A me questa fiabesca immagine basta e avanza per ricordare il primo gruppo: immagino che nel mio giardino corrano liberi dei nani, che rubano cestini di frutta.

    Ho Liberi Nani Ke Rubano Cestini di Frutta

    Figuratevi nella mente la scenetta, e dovreste riuscire a non scordarvi più gli elementi della prima “colonna” della tavola periodica.

    Gruppo 2. Elementi: Be, Mg, Ca, Sr, Ba, Ra

    Il bello di questo metodo fatto di frasi improbabili, che cercano di tenere insieme situazioni assurde e folli, è che ognuno può inventarsi quello che gli pare.
    Nel secondo gruppo, quello dei metalli alcalino-terrosi, l’elemento Stronzio (Sr) e il Calcio (Ca), mi hanno ispirato una mnemo-frase troppo personale e inopportuna da divulgare. La terrò per me!

    Tuttavia, ci sono brillanti studenti e maestri che hanno creato bellissimi espedienti da tramandare ai posteri – senza troppa vergogna!
    Per esempio, potrei dirvi della frase suggerita dai ragazzi di Promed. La loro si inscrive in una narrazione più articolata, che racchiude tutti gli 8 gruppi in una storia con un protagonista, Kevin, le cui vicissitudini “narrano” l’intera tavola. Qui trovate il video di Promed su Youtube.

    Prendere a prestito i metodi più diversi per studiare è più che lecito. Perciò, per il secondo gruppo, vi propongo questa frase (tratta appunto dal video di Promed), altrettanto icastica anche se isolata dalla narrazione in cui è inserita:

    Bere
    Magma
    Causa
    Surriscaldamento,
    Basta
    Ragionare !

    Possiamo pensare di proseguire anche per questo secondo gruppo con un’immagine mnemonica che coinvolge i nani, gli stessi nani bricconi del primo gruppo.

    Bere Magma Causa Surriscaldamento, Basta Ragionare !

    Qui, nel secondo gruppo, i nani si mettono in pericolo bevendo magma, che causa surriscaldamento: basta ragionare!

    ***

    Una nota sui prossimi gruppi dal 13 al 18:

    Per questi gruppi è superfluo ricordare l’ultimo elemento in fondo a ciascun gruppo, quelli che si trovano lungo la settima “riga” o meglio il settimo periodo. Si tratta infatti di elementi pesanti, non presenti in natura (non almeno sul nostro pianeta) che sono stati ottenuti artificialmente in laboratorio (parliamo degli elementi con numeri atomici dal 113 al 118, che si trovano appunto in fondo a ciascun gruppo dal 13 al 18).

    Gruppo 13. Elementi: B, Al, Ga, In, Tl

    Il quadretto allegorico che mi sono fatto attorno a questo tredicesimo gruppo ruota tutto attorno a un animale, un animale da cortile: il gallo. È facile immaginare l’assonanza con l’elemento Gallio, qui presente nel gruppo con numero atomico 31. E questo bucolico quadretto agreste mi aiuta anche nel tenere a mente proprio il numero atomico del Gallio, immaginando che il gallo canti tutte le mattine di ogni giorno del mese – e consideriamo per semplicità che il mese in cui canta il gallo è un mese di 31 giorni.

    Ecco allora una prima proposta di mnemo-frase per il gruppo 13:

    Buongiorno
    Al
    Gallo
    Indiano (e)
    Thailandese

    Tra l’altro, questa frase aiuta non solo per l’assonanza tra gallo e Gallio, ma anche altre parole di essa richiamano nomi di elementi non molto comuni, come Indio e Tallio (Thallium, in inglese).

    Buongiorno Al Gallo Indiano e Thailandese

    Ho pensato anche a delle varianti, per i meno animalisti:

    Barbecue
    Al
    Gallo
    Indiano e
    Thailandese

    Oppure, sempre su quella linea “gastronomica”:

    Buono
    Alternare
    Gallo
    Indiano e
    Thailandese

    Insomma, secondo me il pennuto gallo qui nel tredicesimo gruppo aiuta e ci sta bene, eccome!

    Gruppo 14. Elementi: C, Si, Ge, Sn, Pb

    Per il gruppo 14, circola in rete una frase – non ricordo di preciso dove l’ho trovata – che ho riadattato con una semplice modifica, perché mi risulta più facile associarla a un personaggio. Quel personaggio è Carl Fredricksen, del film Up, della Disney-Pixar. Ricordate quell’arzillo vecchietto, la cui vita regolare e un po’ triste prende una piega diversa quando inizia il suo viaggio straordinario? Bene, la vita regolare e autosufficiente di Carl si adatta bene a questa frase mnemonica:

    Carl
    Si
    Gestisce
    Senza
    Problemi

    Ecco l’inizio di Up, guardatelo, Carl si gestisce proprio senza problemi:

    Esistono ovviamente infinite altre frasi che si possono associare al gruppo 14, e che potrete inventare voi stessi. Inoltre, potreste anche semplicemente utilizzare il nome Carlo, anziché Carl del personaggio di Up, specialmente se conoscete qualche Carlo che ben si può associare alla situazione. Un’altra frase, per esempio, tratta se non erro sempre dal video di Promed è: Con Silvia e Gerry sono al pub.

    Carl Si Gestisce Senza Problemi

    L’importante comunque è che si tratti di una situazione che evochi un’immagine memorabile per voi.

    Gruppo 15. Elementi: N, P, As, Sb, Bi

    Pensate ai vostri weekend più selvaggi, e moltiplicateli per dieci! Sì perché la frase che vi propongo per il quindicesimo gruppo è:

    Noi
    PAssiamo
    Sabati
    Bizzarri

    Noi PAssiamo Sabati Bizzarri

    E voi come passate i vostri sabati?

    copertine di alcuni dei più famosi libri adottati nelle facoltà scientifiche universitarie come Medicina Biologia Chimica Farmacia

    Gruppo 16. Elementi: O, S, Se, Te, Po

    Il sedicesimo gruppo, quello dei calcogeni (nome un po’ desueto per designare gli elementi di questo gruppo), è facile da ricordare unendo le lettere iniziali degli elementi che lo compongono. Infatti, così facendo, si forma una frase che ha vaghe assonanze: OSSeTePo.
    Ora, se noi aggiungiamo un’acca (h) all’inizio, la frase assume qualche maggiore sembianza di senso: (h)OSSeTePo, che potremmo tradurre con “ho ssete, povero”:

    (h)O
    S
    Se
    Te ,
    Povero

    (h)OSSeTe , Povero

    Date da bere a quel povero assetato, chissà forse proviene dalle serate bizzarre del gruppo precedente, e ricorderete facilmente il gruppo 16!

    Gruppo 17. Elementi: F, Cl, Br, I, At

    Siamo arrivati al penultimo gruppo, il diciassettesimo, quello degli elementi alogeni (anche “alogeni” è un termine antico il cui significato è “generatore di sali”).

    La povertà del soggetto assetato del precedente gruppo 16 può aiutare a collegarsi a questo gruppo 17. Mi spiego meglio. A me leggendo gli elementi del gruppo 17 viene in mente un cognome, soprattutto per via delle iniziali Br, I, At: Briatore! Ebbene sì, il noto imprenditore italiano può fungere da facile aggancio mnemonico per questo gruppo. Provate con questa frase:

    Fuori (dal)
    Club (di)
    BrIAtore

    Fuori (dal) Club di Br I At ore (nota: immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, riferimenti a cose e persone sono puramente casuali)

    In effetti, il povero assetato non può entrare nel costoso Club di Briatore, e resta Fuori, proprio per la sua condizione indigente.

    Gruppo 18. Elementi: He, Ne, Ar, Kr, Xe, Rn

    Ah, il diciottesimo gruppo! Questo è il gruppo dei gas nobili. Sono nomi tutti un po’ difficili da collegare, ma diventa più semplice ricordarli se li associamo a personaggi di alto lignaggio – “nobili” appunto! – per esempio della mitologia e del fantasy. O almeno, questo è il film mentale che mi sono fatto io. Qui serve un po’ di mitologia, e di fantasticherie pop.
    Proviamo allora a immaginare di avere in fila, sul loro Olimpo di Eroi, una sfilza di gloriosi personaggi:

    HeNea (l’Enea eroe della mitologia greca e romana)
    Aragorn (ebbene sì, il grande re Aragorn de Il Signore degli Anelli!)
    Kreso (Creso, ultimo re di Lidia, famoso per le sue immense ricchezze, siamo nel sesto secolo avanti Cristo)
    Xena (la principessa guerriera della serie tv americana)
    Regnano

    HeNea Aragorn Kreso Xena Regnano

    Ed ecco che con gli eroi del 18esimo gruppo abbiamo finito i gruppi principali! Ce la faranno “i nostri eroi” a ricordare tutto? Certamente!

    Bonus: i gruppi dei metalli di transizione

    Quelli che abbiamo visto sono metodi che cercano di fare economia, quindi non si propongono necessariamente di ricordare tutta la tavola periodica, ma si concentrano soltanto su alcune sezioni. Sta poi allo studente ricostruire il resto.

    La numerazione innanzitutto aiuta. Già sapendo che con l’idrogeno H che ha numero atomico 1, si prosegue poi a destra con l’Elio, numero atomico 2, e via via scendendo con il secondo periodo c’è il Litio 3, Berillio 4, e via di seguito, è facile ricostruire almeno la “sommità” della tavola periodica.

    Occorre ora cercare di costruire qualche sistema per ricordare gli altri 10 gruppi, o almeno alcune parti di essi. Sono quei gruppi che si dispiegano nella parte centrale della tavola, che comprende gli elementi del blocco d dei metalli di transizione.

    Il blocco d, il quadrato in rosso, con i suoi 10 gruppi (dal gruppo 3 al gruppo 12)

    Questo blocco viene omesso dalla maggior parte delle tecniche di memoria suggerite per ricordare la tavola periodica. Perché questo? Beh, perché una volta che ricordiamo dove sono e quali sono gli altri elementi dei blocchi che stanno a sinistra e destra dei metalli di transizione, è abbastanza facile individuare almeno il numero atomico degli elementi di quel blocco, che si trova in mezzo. Inoltre, sono elementi che non compaiono così di frequente come invece altri molto più diffusi nella chimica inorganica e nella chimica dei viventi.

    Tuttavia sono pur sempre un buon numero, e alcuni di essi potrebbero tornare utili.

    Il mio suggerimento per il blocco d

    Il mio suggerimento è di fare una selezione. A meno di lavori iper specialistici, non ci interessa ricordare esattamente dove si trova e quale numero atomico ha per esempio l’Osmio, così come non ci interessano gli elementi del blocco f, le terre rare: i Lantanidi e gli Attinidi (che vengono riportati tra l’altro esternamente in basso, perché se fossero inclusi nel diagramma lo allargherebbero non poco, e sarebbe difficile disporlo su un’unica pagina).

    Quegli elementi si presume che uno studente delle scuole, ma anche dei primi anni di università, non li incontri quasi mai, e se proprio deve, state tranquilli che in tal caso la tavola periodica gli verrà fornita per essere consultata.

    Conviene allora concentrarsi sul quarto periodo, la prima “riga” del blocco d, e poi andremo a vedere alcuni elementi che scendono in giù, a destra nel blocco d nei gruppi 10, 11 e 12. Là infatti ci sono i metalli “preziosi” come il Palladio, l’Argento, l’Oro, ecc.

    Il consiglio è di numerare subito, a mente o meglio ancora su carta, il quarto periodo, disegnandolo proprio: vedremo infatti che dopo il Potassio K e il Calcio Ca, subito incontriamo il primo elemento del blocco d: lo Scandio, e se sappiamo che K e Ca hanno numeri atomici 19 e 20, è facile iniziare a numerare lo Scandio con il numero atomico 21. Da lì, scriviamo tutti gli altri numeri fino a completare almeno fino allo Zinco Zn: 30. Dopo, c’è il Gallio, che sappiamo dal giochetto visto sopra, se abbiamo memorizzato bene i gruppi con le mnemotecniche, far parte del gruppo 13 con numero atomico 31.

    Il quarto periodo, evidenziato in rosso, e in esso evidenziati ulteriormente anche gli elementi dei gruppi dal 3 al 12.

    Ecco allora, riassumendo, che se abbiamo studiato bene i gruppi, e ricordiamo che il Calcio del gruppo 2 e il Gallio del gruppo 13 hanno numeri atomici rispettivamente 20 e 31, possiamo già numerare i metalli di transizione dallo Scandio allo Zinco.

    Come ricordare però i nomi e le posizioni di quegli elementi piuttosto strani? Ognuno può sbizzarrirsi. Personalmente, mi risulta facile associare a diversi di essi i nomi di città, perché sembrano proprio le targhe di alcune provincie, per altro disposte anche geograficamente in ordine consequenziale: Cr (Cromo)=Cremona, Mn (Manganese)=Mantova, Fe (Ferro)=Ferrara.

    Non tutti però ovviamente si prestano a questo espediente. Quegli elementi che vengono prima del Cromo, a cosa li associamo? Sono: Scandio, Titanio e Vanadio. Tenetevi forte, io li ricordo così:

    Sc o tTi sul canale V (dove V sta per Canale Cinque, ma anche per la “V” di Vanadio)

    E dopo il Ferro 26? Il Cobalto Co 27 e il Nickel Ni 28 mi ricordano che il CoNi è il Comitato olimpico nazionale italiano, e la Nazionale infatti ha proprio le maglie di un bel color blu Cobalto.

    Rame Cu 29 e Zinco Zn 30 non li associo a particolari situazioni, e procedo piuttosto a crearmi un quadro mentale unendo anche gli elementi che stanno al di sotto e attorno a essi, nei gruppi 10 11 e 12.

    Infatti, sotto il Rame Cu 29 c’è l’Argento Ag 47 e l’Oro Au 79. Non è difficile collocare qui una cascata immaginaria di metalli preziosi, ordinati dal meno prezioso (il Rame) passando per l’Argento fino a scendere all’Oro.

    Così pure per il gruppo 12, sono tanto pochi che preferisco ricordarmi che quegli elementi sono importanti costituenti delle batterie, specialmente quelle non molto ecologiche in uso fino a poco tempo fa: Zinco Zn 30, Cadmio Cd 48, Mercurio Hg 80.

    Il “quadrato” 3×3 con gli elementi “preziosi” e altri elementi di uso corrente.

    Volendo proprio “esagerare”, si può anche costruire una bella matrice immaginaria di elementi “pregiati”, una matrice 3×3 allargando a sinistra il quadretto con altri metalli di transizione del gruppo 10: infatti sotto al Nickel Ni 28 c’è il Palladio Pd 46 e il Platino Pt 78.

    In conclusione: spero che queste tecniche di memoria vi abbiano ispirato e soprattutto vi abbiano mostrato quanto è fattibile ricordare anche quantità di informazioni all’apparenza così vaste come la tavola periodica.

    Ricordatevi sempre di costruire immagini mentali ricche di contrasti e di “iperboli” visive, per rafforzare l’impressione che esse lasciano nella vostra memoria.

    E non dimenticate: provate a disegnare la tavola periodica per fare un test di quanto avete memorizzato.

    Se preferisci un modello già pronto per esercitarti, considera il mio modello stampabile della tavola periodica. Lo trovi qui –>

    Avete suggerimenti e altre frasi mnemoniche? Come affrontate voi lo studio della tavola periodica? Scrivetelo nei commenti!

    Buono studio

    copertine di alcuni dei più famosi libri adottati nelle facoltà scientifiche universitarie come Medicina Biologia Chimica Farmacia